Una delle grandi piaghe che affliggono il nostro pianeta e contribuiscono al riscaldamento globale è la deforestazione: secondo il World Resource Institute, che monitora  lo stato della deforestazione a livello globale tramite la piattaforma Global Forest Watch, il 2020 è stato uno degli anni peggiori in quanto a perdita di foreste, con oltre 12 milioni di ettari scomparsi, un aumento del 12% rispetto all’anno precedente. Le cause della deforestazione sono prettamente economiche, visto che le foreste vengono incendiate o tagliate per far spazio a coltivazioni e allevamenti, oltre che per il commercio illegale di legname. Quest’ultima pratica  criminale vede l’Italia tra i soggetti più coinvolti, visto che, ad oggi, continuano ad essere ingenti i sequestri di legna illegale da parte della forze dell’ordine. Si stima che il 90% della legna consumata in Italia arrivi dall'estero e il 30% di questo legname importato nella UE è di origine illegale, di scarsa qualità e, spesso, contaminato. Questo gigantesco affare, stimato dai 30 ai 100 miliardi di euro annui, favorisce le ecomafie e danneggia i produttori legali, oltre a causare una deforestazione incontrollata e un aumento delle emissioni di CO2.

Eppure, l’Unione Europea ha messo in atto alcuni strumenti utili per contrastare questi traffici, come il regolamento FLEGT (Forest Law Enforcement, Governance and Trade, Regolamento UE n. 2173/2005), che comprende provvedimenti per evitare e sanzionare l'immissione in commercio di legname illegale nell’Unione, migliorare la qualità del legname in circolazione e incrementare la domanda di prodotti di legno legale. Ci sono poi altre iniziative molto utili, come la gestione e lo sfruttamento sostenibile delle foreste attraverso l’adesione di imprese del legname e di tutti gli altri attori della filiera a marchi di sostenibilità come il Forest Stewardship Council (FSC). Le buone pratiche di taglio e cura del bosco pagano e la buona notizia è che il patrimonio boschivo italiano è in aumento, dato dovuto sì all’abbandono delle attività umane su molte zone collinari ma anche ad una corretta gestione boschiva che consente ai boschi di rigenerarsi correttamente senza perdita di biodiversità. Eppure, è ancora relativamente facile nascondere legname di importazione illegale tra legname provvisto di licenza FLEGT e non passa mese in cui le Forze dell’Ordine non compiano un sequestro, riuscendo a scoprire e a debellare una piccola parte di un processo immenso.

Noi di Altrefiamme ci siamo chiesti cosa possiamo fare per contrastare questo fenomeno, senza retorica ma cercando soluzioni efficaci e realmente praticabili. Siamo arrivati alla conclusione che sia necessaria una tecnologia di tracciamento ancora più efficace per poter risalire ad ogni passaggio compiuto dal legname, dal bosco al consumatore finale. Tutto questo sarebbe ottenibile tramite l’utilizzo della blockchain per tutta la filiera delle biomasse agroforestali, una tecnologia che letteralmente significa "catena di blocchi": si tratta di una rete informatica di nodi che crea un registro univoco e certo per contenere, certificare e condividere informazioni. In questo modo, non ci sarebbero più “zone d’ombra” percorribili per il mercato illegale e un controllo della provenienza della legna potrebbe avvenire facilmente e in qualsiasi momento.

La tecnologia può quindi aiutarci ad arginare il commercio illegale, con netti vantaggi economici, ambientali e sociali. Vi invitiamo a seguire il blog di Altrefiamme per restare aggiornati sugli ultimi sviluppi dei nostri progetti al servizio della filiera delle biomasse legnose.