Una delle qualità più straordinarie delle biomasse legnose è che presentano un bilancio delle emissioni di CO2, il principale gas climalterante, pari a zero in caso di combustione: questo avviene perché la legna è un combustibile biogenico, generato per fotosintesi a partire da carbonio già presente in atmosfera; se il legname venisse lasciato marcire a terra, rilascerebbe la stessa quantità di CO2 che si ottiene dalla combustione.

Oltre a questo dato molto importante va considerato che una foresta tagliata responsabilmente ricresce in fretta, rigogliosa e più protetta, dal momento che la manutenzione dei boschi li preserva dagli incendi. Eppure, sul tema del riscaldamento climatico e delle biomasse sono ancora presenti problematiche dovute alla trasformazione e al trasporto delle stesse, attività che producono ovviamente rilevanti emissioni di CO2 e inquinanti. Resta comunque un bilancio finale di emissioni sempre minore rispetto all’utilizzo di fonti fossili che conferma le biomasse legnose quali legna da ardere, cippato e pellet, fautrici di un un ciclo virtuoso e amico dell'ambiente, oltre che ottime alternative ai combustibili fossili.

Proprio per queste sue qualità L’EPA – Environmental Protection Agency, l'Agenzia per la protezione dell'ambiente degli Stati Uniti d'America – ha definito ufficialmente la combustione delle biomasse a zero emissioni e la stessa definizione è stata tratta dalla Commissione Europea tramite la decisione 2007/589/CE.

Resta però un altro, importante, problema affinché questo bilancio resti pari a zero e non si producano inquinanti: la combustione deve essere ottimale e controllata. Difatti, una biomassa legnosa che viene combusta senza le necessarie accortezze può emettere composti gassosi e particolati come il metano, uno dei gas riscaldanti indicati dal protocollo di Kyoto. Oltre a questo, una combustione errata può causare anche il cosiddetto "black carbon" o "fumo nero", ovvero, carbonio elementare, un altro potente agente climalterante.

Insomma, la cattiva combustione della legna può vanificare il vantaggio in termini di emissioni che si ottiene rispetto all’utilizzo di combustibili fossili mentre, con una combustione controllata, la legna e i suoi derivati diventano un importante alleato nella lotta ai cambiamenti climatici.

Vediamo quindi i tre punti fondamentali per ottenere una combustione ecosostenibile.

  1. Controllare l’umidità del legno

    L'eccessiva umidità del legno ne modifica il potere calorifico, riducendolo di molto dato che parte dell'energia liberata nel processo di combustione viene assorbita dall'evaporazione dell'acqua. Un legname “fresco” presenta solitamente un contenuto idrico del 50 % mentre uno opportunamente stagionato arriva al 20% o meno, con un aumento del potere calorifico del 78%. Una biomassa legnosa con un livello di umidità eccessivo brucia meno, produce più emissioni ed è quindi anche antieconomica perché il consumatore non starà pagando il prezzo della sola legna ma starà acquistando anche acqua.

    Per determinare il contenuto idrico di una biomassa legnosa basta utilizzare un igrometro che, messo a contatto con la corteccia in almeno due sezioni di fenditura del legno, ne restituisce l’umidità.

  2. Acquistare legna certificata e il più vicina possibile

    Legna da ardere, cippato, pellet, bricchetti: tutte queste biomasse, per essere ecosostenibili, devono essere tracciate dal bosco alla stufa, in modo da arginare legnami inefficienti e contaminati, o che provengono da foreste non controllate, fonti di disboscamento ed eccessive emissioni di CO2. Se queste biomasse sono a chilometro zero o limitrofe alla zona di combustione l’effetto climalterante è ancora minore, visto che si limitano le emissioni per il trasporto. Resta poi tutto l’aspetto etico ed economico: la filiera controllata argina le ecomafie e l’evasione fiscale.

  3. Utilizzare apparecchi di combustione di ultima generazione

    Pensate che la combustione di una tonnellata di legna da ardere permette di evitare l’emissione di circa 80 kg di CO2 se bruciata in un camino aperto mentre il vantaggio aumenta a circa 900 kg di CO2 se bruciata con una stufa efficiente. Questo dato fa capire come si siano evoluti negli anni gli apparecchi di combustione, grazie anche alle legislazioni che hanno spinto i costruttori a progettare apparecchi sempre più tecnologici ed efficienti, che riescono a ridurre del 90% gli incombusti rilasciati in atmosfera e raggiungono un rendimento che spesso arriva al 90%. Anche il problema delle polveri sottili emessi dalla combustione delle biomasse legnose è dovuto ad apparecchi obsoleti: in Italia, ad esempio, il 70% degli apparecchi di combustione di legna da ardere e pellet ha più 10 anni e tecnologie inefficienti che causano, da sole, l’emissione dell’86% del PM10 derivante dalla combustione domestica delle biomasse. Insomma, uno svecchiamento degli apparecchi di combustione è necessario sia per l’ambiente che per il portafoglio.

    Oltre a questi tre punti fondamentali per la combustione sostenibile esistono anche altre soluzioni che Altrefiamme sta portando avanti, come la sensorizzazione delle canne fumarie, il controllo della filiera delle biomasse tramite la blockchain, la formazione a distanza degli operatori per garantire l’efficienza degli apparecchi e molto altro. Tutto questo per sfruttare al meglio la grande risorsa del legno e dei suoi derivati, nel totale rispetto dell’ambiente e con un’economia circolare e virtuosa.